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Ieri
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Kristof, Agota

Ieri

Torino : Einaudi, c1997 - 95 p. ; 22 cm.

Abstract: Ieri è il tempo di un'infanzia da dimenticare. Tobias è nato in un villaggio senza nome; sua madre è la ladra, la mendicante, la puttana del paese. Tobias vive in miseria. Il primo giorno di scuola, riconoscerà nel maestro il più assiduo frequentatore di casa sua. Quando scopre che il maestro è suo padre, Tobias prende un coltello e glielo affonda nella schiena. "Oggi" è il tempo che segue la fuga, senza sapere che cosa si è lasciato alle spalle. Ma un giorno per strada Tobias riconosce la sua compagna di banco, figlia del maestro: è la sua sorrellastra, la sua ossessione, il suo passato. E' un incontro fra emigrati, dove la nostalgia si mescola alla curiosità di sapere, la complicità sfocia in un amore impossibile. "Domani" è l'incertezza.EDITORIALErray

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Ho incontrato Agota Kristof.
Un lettore navigato, un critico, un appassionato di genere potrebbe sorridere a questa mia affermazione, pensando un “era ora..”. Forse.
Come spesso succede, è stato il caso a farmi conoscere il nome della scrittrice ungherese, dal 1956 vissuta in Svizzera Francese, esule.
Non so dire cosa mi abbia subito attirato, il nome particolare probabilmente. La ricerca in rete ha fatto il resto.
Ho letto Agota Kristof.
Ho iniziato a leggerne i libri tradotti, “Trilogia della città di K”, “Ieri”, “Dove sei Mathias”, “Analfabeta”,”Vendetta”…
Lo stile dell’autrice mi è subito piaciuto, mi si addice. Alcune sue fondamentali caratteristiche sono proprie del mio “semplice”modo di scrivere.
Agota scrive in modo conciso, sintetico e, come afferma una sua critica letteraria,”fulminante”. Sceglie parole con cura, parole pregnanti, dense, senza inutili orpelli nelle frasi.
Adopera metafore, usa la simbologia.
Romanzi corti, pieces teatrali, racconti brevissimi che lasciano senza fiato e denudano il suo animo.
A Tobias,l’operaio-scrittore protagonista di “Ieri”, Agota fa dire:”E’ diventando assolutamente niente che si può diventare scrittori”.
Ho scoperto Agota Kristoff.
La sua vita vissuta con passione e sofferenza. Il suo amore per la lettura e per la scrittura, fin dai primissimi anni di vita.
La sofferenza di esule in una terra accogliente che non sentirà mai sua. Come la lingua, il francese con la quale scrive le sue opere.
Il suo nichilismo, a tratti esasperato, sempre dolente. Il pessimismo, il niente, gettato sulla carta in modo ironico, pungente.
E’ disarmante Agota. Scarnifica la realtà e ne rende ai lettori le ossa. Con parole e stile accecante.
Ho rimpianto un’altra vita per Agota Kristof.
Avesse avuto meno sofferenze, meno lacerazioni interiori, meno abbandoni…
Avesse avuto più serenità, calore, un luogo fisico “suo” dove vivere, un luogo del cuore…
Chissà, allora, cosa avrebbe potuto scrivere e trasmettere ancora di più di quel che ha fatto.
In termini di speranza, di ottimismo, di futuro intravisto.
Con il suo stile unico, che fa penetrare nel lettore le parole come fossero folgori che si incidono nel cuore.

Rossana Agnolin

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