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Mangia come parli
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Scaramellini, Guglielmo

Mangia come parli

Milano [etc.] : Mimesis, 2017

Abstract: L’alimentazione non è soltanto il modo per soddisfare le esigenze vitali degli individui, è anche un sistema di comunicazione e di rappresentazione dei rapporti che individui e collettività intrattengono materialmente e simbolicamente con l’esigenza di nutrirsi, marcando l’appartenenza a specifici gruppi culturali, religiosi, sociali, di genere, di età, di professione, e d’altro ancora. Per tali motivi l’alimentazione e le sue espressioni culturali, che si sostanziano nel “gusto” proprio della collettività e nella formazione di una “cucina” specifica, nella “distinzione" culturale e sociale, sono un fenomeno complesso e multiforme radicato in ognuno di questi campi cognitivi e operativi. L’Italia contemporanea è un caso di studio di straordinario interesse per l’analisi di questi processi: territorio complesso e multiforme, immerso nella dialettica continua e mutevole tra fattori geografici, ambientali, sociali, economici, culturali, tecnici, infrastrutturali, è divenuto “Paese” solo di recente, perseguendo forme e “immagini” unitarie. Una “cucina italiana” riconoscibile come tale si forma solo dopo la nascita dello Stato nel 1861, come e quando si afferma l’italiano quale lingua di comunicazione a scala nazionale e non più come linguaggio letterario e burocratico. Il titolo del libro richiama dunque l’analogia che intercorre fra alimentazione e linguaggio, la corrispondenza cronologica, sociologica, economica, culturale tra affermazione della lingua italiana e “cucina italiana” solo dopo la proclamazione del Regno d’Italia. Le varie testimonianze raccolte (dai trattati di cucina alle relazioni amministrative, dai documenti d’archivio ai diari personali, dai resoconti di viaggio alla letteratura e alla poesia, dai rapporti giornalistici alle esperienze individuali) consentono di giungere a conclusioni che all’autore paiono fondate e coerenti, ma non per ciò esenti da possibili critiche e revisioni

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Si tratta di un volume ricco e molto articolato, che intrecciando geografia (l’autore non a caso è un geografo) storia e letteratura (il testo è intercalato da numerosissime citazioni e rimandi ad opere letterarie, manuali di cucina e simili), traccia i lineamenti della cultura gastronomica italiana così come è pervenuta dal passato fino ai nostri giorni.
Viene così anzitutto smontato definitivamente il mito della “dieta mediterranea” - essendo il Mediterraneo sia vasto (aspetti, appunto, geografici, con caratteristiche del suolo e rese agrarie diverse) che diversificato nelle sue aree culturali (entrando qui in ballo la storia con le sue vicende, pacifiche e non) – che al limite si può ridurre al solo uso di grano, olio e vino (ma quest’ultimo con le note limitazioni di carattere religioso). Quindi, anche all'interno di una stessa area geografica e nello stesso momento storico, élite e popolani non mangiavano certamente le stesse cose, ragion per cui, a rigore, sarebbe sbagliato parlare di “cucina toscana” o “cucina meridionale” uguale per tutti, mito identitario di un dato territorio. E gli esempi potrebbero così continuare.
Un consiglio per gustare meglio il volume, ordinato in maniera diacronica, secondo il mio giudizio è quello di leggerlo pure “a salti”, andando avanti e indietro tra i vari capitoli e i numerosi paragrafi e sottoparagrafi, di modo da capire ancor meglio quanto sia complessa e diversificata la tradizione culinaria del paese.
Infine una curiosità, tra tante: la “pizza”, originariamente, non era assolutamente quella che oggi conosciamo e che, nella sua odierna semplicità di preparazione, è riuscita a conquistare il mondo e a divenire sinonimo, nel bene e nel male, del nostro paese.

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